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'Portami a Napoli. Maria Amalia di Sassonia. Due regni e una città nel cuore' di Nadia Verdile

'Portami a Napoli. Maria Amalia di Sassonia. Due regni e una città nel cuore' di Nadia Verdile

Maria Amalia di Sassonia fu moglie, madre, amante bambina e sovrana illuminata: tante donne assieme, che questo testo celebra perché non venga dimenticata

Martedi, 04/03/2025 - Maria Amalia di Sassonia, regina di Napoli e Palermo, fu un personaggio fondamentale nella storia del Regno di Napoli. Nata a Dresda nel 1724 (nel 2024 sono stati celebrati i 300 anni trascorsi dalla sua nascita), figlia di Augusto III di Polonia, fu il grande amore di Carlo III di Borbone. Andò in sposa a soli tredici anni e al marito diede tredici figli, molti dei quali morti in tenera età. Lei stessa venne a mancare a soli trentasei anni di tubercolosi, sfinita dai parti: non si era mai ripresa da una caduta di cavallo a Procida ed era lontana dalla terra che tanto aveva amato. Nel romanzo di Nadia Verdile "Portami a Napoli. Maria Amalia di Sassonia"  (Maria Pacini Fazzi editore) si racconta dell’amore nato tra una sovrana e il suo popolo.

I due coniugi furono sovrani illuminati, capaci di promuovere lo sviluppo delle arti e del territorio: sotto la loro guida fu costruita la Reggia di Caserta, vennero iniziati gli scavi nel territorio di Ercolano e nacque la fabbrica delle porcellane di Capodimonte. Maria Amalia conosceva diverse lingue e seppe garantire una posizione di neutralità al Regno di Napoli in un periodo di forti sconvolgimenti politici che colpirono l'Europa. Governò nell’ottica del rinnovamento sociale, trasformando Napoli in una città dinamica, moderna, di grande vivacità intellettuale. In più, i due sovrani si amarono davvero: Carlo III era un uomo timido e non particolarmente colto, ma ricco di doti morali che l’incontro con sua moglie non fece che rinvigorire. La loro unione non fu soltanto un patto tra casate basato su giochi di potere: essi non furono pedine sullo scacchiere delle alleanze. Piuttosto, seppero riconoscersi e rispettarsi.
Maria Amalia si circondò di consiglieri abili come Bernardo Tanucci e di donne capaci e influenti, tanto che a Corte si parlò di un ‘partito della regina’: confidava nelle capacità e nell’intuito femminili.

Il racconto di Nadia Verdile si affida a una scrittura tesa ed elegante e si apre sugli ultimi giorni di vita di Maria Amalia: la mente della Regina torna al passato, attraverso una serie di flash back, fino all’arrivo a Napoli, all’incontro con Carlo, di dieci anni più grande di lei. Soprattutto, i ricordi vanno alla città che ha dovuto lasciare, da lei tanto amata e che molto la amava: Napoli era diventata, per Maria Amalia, la sua seconda identità.

Intorno ai protagonisti principali ruota la Corte: pare di udire il brusio della folla dei nobili, i passi di Luigi Vanvitelli, costruttore geniale, complice della Regina nella realizzazione della Reggia di Caserta; sembra di udire la voce di Elisabetta Farnese, la suocera ingombrante conosciuta solo in Spagna, che la riempì di regali ma con cui non riuscì mai a legare davvero.

Maria Amalia di Sassonia fu moglie, madre, amante bambina e sovrana illuminata: tante donne assieme, che questo testo celebra perché non venga dimenticata.

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