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L’Italia non è un Paese per giovani

L’Italia non è un Paese per giovani

Calo delle nascite e record negativo del tasso di fecondità degli ultimi trent’anni. Fanno riflettere i dati demografici presentati dall’ISTAT

Martedi, 01/04/2025 -

Il tasso di fecondità in Italia si è ridotto al 6,3% e rappresenta il record negativo degli ultimi trent’anni. I nati residenti in Italia sono 370mila (-10mila, - 2,6%), rispetto allo scorso anno, ma anche i nati da cittadine straniere seguono la stessa tendenza. Sono quasi 50mila, cioè -1,5mila rispetto al 2023. Come si vede quindi anche la componente extracomunitaria, quando arriva in Italia, smette di fare figli.

Infatti, se nel 2023 la fecondità era 1,20, nel 2024 è scesa a 1,18 figli per donna, inferiore al minimo storico di 1,19 figli per donna registrato nel 1995. Le differenze sono molto lievi tra centro nord e sud. L’età media al parto è di 32,6 anni (+0,1 in decimi di anno sul 2023). Diecimila neonati in meno e un tasso di fecondità ridotto ai minimi termini che rappresenta un record negativo degli ultimi trent’anni.

Strettamente collegato al tema della denatalità c’è quello della scissione delle famiglie. Il 36,2%, oltre un terzo del campione è formato da una sola persona, mentre rappresentava un quarto all’inizio del 2000. Le famiglie con figli sono il 29,2%, le famiglie con un solo genitore sono il 10,2% e quelle senza figli il 20,2%. Questa riduzione familiare, nonostante presenti delle differenze, nel nord e nel centro c’è una maggiore concentrazione di single e coppie senza figli, riguarda tutto il paese e ad oggi la dimensione media familiare passa dai 2,6 componenti di 20 anni fa agli attuali 2,2.

Per quanto riguarda l’età media della popolazione residente al 1° gennaio 2025 si stima di 46,8 anni (circa tre mesi in più) rispetto al 1° gennaio dell’anno precedente. La popolazione attiva è più anziana rispetto a 20 anni fa: la percentuale di ultraquarantenni è salita fino al 58,5%. La popolazione di 65 anni e più è pari a 14 milioni 573 mila (24,7%). Cresce il numero di ultraottantacinquenni, 2 milioni 422 mila individui (+103mila in un anno), rappresentano il 4,1% della popolazione totale, di cui il 65% donne. 

Se poi confrontiamo i dati dell’immigrazione e quelli dell’emigrazione l’affare si complica ulteriormente.

A fronte del grande latrare contro l’immigrazione, dai dati si evince che sono solo 1% in più dello scorso anno, per la maggior parte in arrivo dal Bangladesh (7,8%), ma anche dall’Albania (7.1%) e dall’Ucraina (6,5%). Quello che dovrebbe maggiormente far riflettere sono gli espatri dei cittadini italiani 156 mila persone, divisi equamente tra uomini e donne, aumentati del 36,5% che si dirigono prevalentemente in Germania (12,8%), Spagna (12,1%) e Regno Unito (11,9%). 

Non è certo la rappresentazione di un Paese per giovani, anzi piuttosto in cui i giovani se ne vanno a cercare all’estero migliori opportunità professionali che possano dare anche la possibilità di fare figli, mentre chi resta non pensa di potercela fare e chi è già maturo, avanza nella prospettiva di una vecchiaia solitaria lontana da figli e nipoti.

Sono dati che dovrebbero impressionare e chiamare a raccolta la classe politica italiana per cercare di capire come, dove e con quali mezzi poter intervenire. Ma il silenzio delle istituzioni sta diventando sempre più assordante.


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