‘The Balconettes’: una dissacrante dark-comedy femminista contro la violenza alle donne
Arriva in sala dal 20 marzo, con Officine UBU, il film diretto da Noémie Merlant e co-sceneggiato con Céline Sciamma, presentato a Cannes 2024. Un’opera originale, che mescola generi e mira a colpire la violenza sessista, senza se e senza ma
Mercoledi, 12/03/2025 - Certamente 'The Balconettes' (Les Femmes au Balcon), opera seconda della talentuosa regista e attrice Noémie Merlant (indimenticata interprete di film quali: 'Portrait de la jeune fille en feu', della regista Céline Sciamma, 'Les Olympiades' di Audiard e 'L’Innocent' di Garrel), è un film che non lascia indifferenti, lo si ama o lo si odia con la stessa intensità, ma la critica e buona parte del pubblico lo hanno accolto con grande trasporto perché contiene un messaggio chiaro e inequivocabile: la libertà delle donne è sacra e inviolabile e va tutelata e perseguita a ogni costo.
Si moltiplicano in questi anni le opere al femminile che, tra fantasy, horror ed humor nero, raccontano la ribellione delle donne e la loro autodeterminazione in molti campi e in maniera cinematograficamente dirompente, basti ricordare, fra tutti, 'The Substance', il body-horror di Coralie Fargeat, e 'The Balconette' ben s’inserisce in questa scia, toccando argomenti molto seri attraverso una sceneggiatura libera da inibizioni, che inneggia alla solidarietà femminile contro violenza, prevaricazione e molestie.
Non a caso 'The Balconettes', che sarà nelle sale italiane dal 20 marzo, distribuito da Officine UBU, è stato co-sceneggiato (e co-prodotto) dalla regista in collaborazione con la nota cineasta francese Céline Sciamma, la quale ha mantenuto un sodalizio umano e professionale con Noémie Merlant dai tempi di 'Ritratto della giovane in fiamme'.
“Céline Sciamma aveva seguito i progressi del film da lontano fin dall'inizio - racconta la Merlant - Poi, con un entusiasmo che mi ha commossa profondamente, si è offerta di aiutarmi a scrivere il film. Siamo rimaste in contatto dopo Ritratto della giovane in fiamme: lei conosce bene il mio mondo e capisce la mia personalità e il mio modo di scrivere, che è piuttosto abbondante e non strutturato. Il processo è stato molto fluido: Celine ha fatto suggerimenti senza imporre nulla, comprendendo le mie intuizioni, la mia voglia di genere e commedia, l'aspetto folle e i fantasmi, che per me erano essenziali e mi ha permesso di riaffermare e sostenere le mie decisioni. Ha anche contribuito a rafforzare la struttura per consentire al film di essere più libero, arricchendo i personaggi e i loro archi narrativi e sviluppando, spero, una sorta di sorellanza ‘lirica’.”
Il film si svolge nella città di Marsiglia, in una torrida estate che raggiunge i 46 gradi e surriscalda atmosfere e situazioni. All’interno di un frenetico condominio (che potrebbe ricordare quello di ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi’ del primo, geniale Almodóvar) vanno e vengono tre giovani donne: Ruby, una cam-girl alle prese con i suoi amanti virtuali (interpretata da Souheila Yacoub); Nicole sua coinquilina che sogna di diventare scrittrice ed è a caccia di storie da raccontare (nel ruolo Sanda Codreanu), mentre spia dalla finestra un vicino interessante in vena di esibizionismo, ed Élise (interpretata dalla stessa regista), un’attrice in crisi alla quale vengono offerti solo ruoli mediocri, che sta lasciando il compagno e il lavoro. Fra le tre donne è già evidente una sorellanza, nel loro confidarsi, chiacchierare, fino a far riemergere la vicenda di uno stupro subito in passato, che inizia a far crescere la tensione contro la violenza maschile, alla quale nessuna delle tre vuole mai più sottostare.
La scena si evolve quando Élise, che ancora indossa la parrucca di Marilyn - dell’ennesima triste fiction che stava girando – tampona con la macchina il seducente dirimpettaio fotografo: dopo un tranquillo accordo sul verbale dell’incidente, il giovane (nel ruolo Lucas Bravo) invita le tre ragazze a bere un drink e a ballare a casa sua ma qui la serata prenderà una piega del tutto inaspettata, tra splatter macabro ed humor grottesco. Il giovane, dopo un bicchiere di troppo, cambierà registro e si rivelerà tutt’altro che ‘bravo ragazzo’.
La risposta delle tre donne arriva immediata e necessaria, e sembra essere un avvertimento (della regista e del film) per tutti gli altri uomini che, in giro per il mondo, hanno le stesse intenzioni, per coloro cioè che pensano di usare violenza sulle donne e cavarsela. Inizia qui una fase del film quasi delirante, le tre protagoniste, strette in un sodalizio sempre più forte, avvinghiate l’una all’altra, ora perseguono l’obiettivo di trovare una soluzione che garantisca loro di mantenere la libertà, fino ad un inatteso finale, che inneggia alla ritrovata e inviolabile libertà femminile.
Il film, definito una commedia horror femminista, una ‘farsa punk’ tra grotesque, follia e solidarietà femminile, si aggancia in modo estremamente ardito e volutamente estremo e paradossale, alle tematiche del #Me Too, che oggi come non mai prende forza e linfa vitale dal ricorrere delle violenze e dei femminicidi.
“Ho vissuto per diversi mesi in una specie di gineceo - prosegue la regista parlando dell’origine del film - C'erano conversazioni continue tra noi sui nostri sogni, traumi, desideri e oppressione patriarcale. Di fronte viveva un ragazzo, era curioso della nostra libertà, della nudità che ci concedevamo l'una in compagnia dell'altra, che non era la nudità di seduzione, ma quella della fiducia ritrovata, del lasciarsi andare dei corpi. Volevo iniziare dal presente nel film, con un desiderio potente e liberatorio verso l'umorismo, il sangue, l'eccesso, l'assurdità e fantasia. Quindi, una combinazione di generi che riflette la molteplicità dei messaggi: denuncia di oppressione, sotto diverse forme, ma anche, soprattutto, di promozione onirica di una liberazione. Fin dalle prime fasi, ho immaginato il film come una farsa punk sfrenata, ma doveva prendere vita vedendo le cose attraverso gli occhi di personaggi in cui le persone possono identificarsi. Quindi ho attinto alla mia esperienza. Gli stupri subiti dai personaggi. Per me la commedia e la satira sono potenti.”
Noémie Merlant, è un' attrice e regista francese. Come attrice ha lavorato con molti registi prestigiosi, come Céline Sciamma, (Ritratto della dama in fiamme, 2019), Jacques Audiard (Parigi, 13° distretto, 2021), Todd Field (Tár,2022) e, più recentemente, Audrey Diwan (Emmanuelle, 2024). Nel 2023 ha vinto un César per la sua interpretazione in L'Innocente di Louis Garrel. Dopo aver diretto diversi cortometraggi, la Merlant ha scritto e diretto il suo primo lungometraggio 'Mi iubita mon amour', nel 2020. Il suo secondo lungometraggio, 'Les Balconettes' (Les Femmes au Balcon), in cui recita insieme a Souheila Yacoub e Sanda Codreanu, è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes 2024, nella Selezione Ufficiale Fuori Concorso.
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